Vendredi 9 mai 2008 5 09 /05 /Mai /2008 23:43

Invitazione al gioco...estetico, cerebrale, curioso, d’emozioni, ironico e sensuale.

 

Je suis comme le noble anglais décrit par D’Annunzio dans Le plaisir, j’ai voulu t’ouvrir mes armoires interdits. Poussé par la même passion, j’ai effeuillé avec des doigts frénétiques et tremblants, des livres interdis, des idées folles, des pensées impudiques.

Le fruit de ce choix, c’est ça, qui n’a pas été fait avec de nobles intentions intellectuelles, pédagogiques, bien qu’avec la nette résolution d’alimenter le feu de ta libido et de tes curiosités impudiques.
Poussé par la meme passion de collectionneurs, j'ai effeuillé des livres, photos,images interdits pour la moral judaique/chrétien:
JE SUIS PAIEN,ARISTOCRATIQUES,EPICURIENS, ESTHETE, POLITICAMENT INCORRECT.

Par Le Baron
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Jeudi 8 mai 2008 4 08 /05 /Mai /2008 15:48

 Io cammino … e rubo.

 

Io non corro, cammino.  Gli “ altri ” corrono.

E, stolti, corrono anche nel cossiddetto “tempo libero” …a piedi, in bicicletta, in auto,  anche nuotando,  loro corrono.

Forse credendo di sfuggire al grigiore del loro quotidiano ed invece corrono...verso il vuoto.

 

Ed io cammino, cercando di rubare con lo sguardo un angolo di città,  le luci di un tramonto,  il profumo dei fiori o il suono di un sax suonato da un poeta,  di notte,  nei giardini di una piazza di Nizza  

E ancora :  una vecchia, che non ha negli occhi la cattiveria di chi sente il tempo scorrere via ma, al  contrario, la luce della curiosità per il domani!

 

Rubo l’immagine di un albero che riesce a fiorire nonostante il cemento e gli ecologisti di mestiere;  un cane abbandonato in autostrada,  e che spera di non rincarnarsi in un individuo inutile e vuoto come il suo ex padrone;  e poi gli occhi di una ragazza ed il suo culo (… nell’ordine che preferite).

 

Rubo quello che gli Dei, nel loro momentaneo sonno, hanno lasciato per strada, e che gli uomini,  gli ultimi uomini dalla razza sfuggente,  nemmeno vedono…perché corrono!

 

Hermes mi è vicino, e mi protegge.

Par Le Baron
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Mercredi 7 mai 2008 3 07 /05 /Mai /2008 15:53

Un poeta….?

 

Una volta ho sorpreso una amica de débauches asserendo che io ero un Poeta.

 

Pensava che la prendessi in giro,  dopo averla presa …e basta.

 

Invece no! E’ vero!

La Poesia è fiato  (i-spirazione, in-spirazione) ed il Poeta è una canna vuota ( di cannone?) che permette il passaggio,  che fa respirare.

Porta ossigeno al cuore,  lo fa battere con un ritmo diverso dal ritmo del grigio menage famigliare dove tutto è - e deve essere - programmato:  porta ossigeno in quegli uffici dove zombie distratti (che non si sono accorti d’essere già defunti)  pontificiano con i loro colleghi sulla carta igenica di una volta o sulle tette dell’ultimo calendario.

 

Ma credete veramente che tali esseri potrebbero respirare altra aria di quella infetta che fuoriesce dai loro visceri colmi di delusioni, di rammarichi, di gelide scopate con la loro megera?

No! Morirebbero, non abituati a tale brezze.

 

E allora si agitano, assumono forme da alieni, gridano ancora più forte nei telefoni assumendo forme ducesche e sparano castronerie: una bella contraerea contro la Poesia.

 

Già,  se la divina Saffo scendesse tra loro questi omuncoli penserebbero che la loro tranquilla vita  sarebbe turbata dall’esibizione di una lesbica… e questo non è bene…non è morale…

L’ha detto anche il prete, il segretario del partito, quel grassone baffuto e massone che è tutte le sere su canale 5,  la giornalista del tg, il ct della nazionale e le associazioni dei giornalisti e dei magistrati…

Insomma tutte quelle brave ed oneste persone che difendono “il decoro e l’onestà borghese” nata dalla resistenza e morta nelle celle di tanti innocenti.

 

Non si può!

La Poesia è evasione.

E perché mai volete evadere da questo paradiso democratico?

 

Gli stessi di ieri che scrivevano vietato - vietare, oggi  scrivono vietato pensare! … diversamente dal pensiero unico.

 

E saltano,  ballano e ridono,  come gli ultimi uomini davanti a Zarathrustra.

 

 

 

 

 

 

 

Par Le Baron
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Mardi 6 mai 2008 2 06 /05 /Mai /2008 15:58

Femmes…femmes …je vous aimes.

 

Infine:  che chiedo ad una donna?

 

Una donna a cui pensare intensamente  mentre scopiamo....

E mi faccia sognare negli altri istanti…

 

Una donna che mi faccia impazzire di desiderio con la sua pelle,  mi ecciti con il suo sguardo.

Ed a cui pensare  per tutto il tempo che non è con me.

 

Che mi scopi con la testa,  mi divori la mente e sia incima alle mie fantasie più tenere ed a quelle più perverse.

 

Una donna  che mi legga nel pensiero,  che non abbia paura dei miei voli…

Che capisca i miei silenzi.

 

Mi sia compagna fedele,  non sessualmente (non chiedo l’impossibile),  ma nelle emozioni,  nelle belle avventure ma, soprattutto, … in quelle meno belle…

 

Un DONNA che comprenda i miei silenzi, e i miei momenti migliori.

Che “sappia essere” (come una sorella incestuosa) comprensiva delle mie follie.  

 

Infine:  che mi “entri nel sangue” e faccia delle mie vene una sua dimora.

 

Lo so!…non ditelo…lo so già:  chiedo troppo

      
Par Le Baron
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Lundi 5 mai 2008 1 05 /05 /Mai /2008 16:23

Mi sono sempre piaciute, le donne.

Intendo quelle che hanno intuizione,  coraggio ed irrazionalità.

Fin da piccolo,  forse perché cullato in un gineceo dorato (mamma, nonna, zia),  ho avuto modo di sviluppare,  in quegli anni, in me quella componente femminea che vi è in ogni uomo e che in molti non riesce a completarsi, dando così luogo ad un essere incompleto:  spiritualmente castrato,  al di fuori di ogni componente androgina ( - e I = + ,  per chi può capire).

 

Per me il piacere è sempre stato donare emozioni,  compartire sensazioni. Non necessariamente deve esistere nelle contemporaneità o nella reciprocità.

 

Lascio agli autori di libri erotici le estasi perfettamente coordinate a cui gli amanti si abbandonano in contemporanea.

Le leggi del piacere, fortunatamente, sono più incerte  (e forse forse anche più costrittive?).

 

Vi è chi preferisce i vini invecchiati a lungo in cantina,  quelli le cui annate figurano nelle guide o sulle riviste patinate,  per apprendisti uomini di mondo. Solo perché così si evitano topiche clamorose.

Io preferisco degustare,  contrariamente a quello che si usa di solito,  certi vini quando sono giovani,  praticamente quando sono ancora verdi e freddi!

Poiché il freddo fa meglio sprigionare l’aroma, quella punta di acidità che appena si indovina dietro il bouquet.

 

Cibo e sesso: quale splendida sincronia di piacieri.

Da vivere parlandone,  senza remore o pudori. (Parlare del pranzo fa parte del piacere di pranzare).

D’altra parte è una regola:  si apprezzano meglio e di più le cose quando le si raccontano  contemporaneamente a quando le si vive.  

Nel mangiare,  nel bere e nell’amore.



 

 
 
Par Le Baron
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Dimanche 4 mai 2008 7 04 /05 /Mai /2008 16:30

Eros e Tanaos.

 

Da sempre indivisibili,  indivisione incomprensibile ai più giovani,  a chi non è stato sfiorato dall’Angelo della Morte.

Solo con il passare degli anni si associano le due cose:  allora l’uomo,  spesso, ricerca nelle prestazioni sessuali l’illusione di una fuga a ritroso,  di un rimanere giovane,  confondendo spesso la virilità con il Vir.  

Poi ritorna con se stesso…per questo forse l’animale uomo è l’unico animale che è triste dopo l’amore.

 

In natura nulla si crea e nulla si distrugge:  per cui è quantomeno azzardato pensare che l’Io dell’individuo si annulli con la sua morte fisica.

 

“Giorno della mia vita, moviamo entrambi là verso il tramonto” come scrisse Nietzsche.

 

Quante volte mi sono fermato ad osservare un tramonto, non con quella tristezza decadente di chi vede finire un giorno,  un ciclo,  una vita,  ma con lo stupore di un bimbo affascinato dai magici colori,  come davanti ad una danza dionisiaca dove ninfe e fauni si intrecciano, si sovrappongono.

Il “suono” dei colori…(perchè essi hanno un suono!) la musica del dio Pan.

 

E tutto senza tristezza, senza melanconia, perché consapevole che se poi viene la notte, come dopo la notte del Solstizio,  poi viene il giorno… il Dio Sole invicto avrà ragione delle tenebre.

Magicamente  io percepisco in quegli istanti la sintesi di quel effetto estetico (che) nasce quando le forze artistiche in sé divise dell’apollineo e del dionisiaco entrano in azione una accanto all’altra.

Melodia dei colori…tavolozza di suoni.

Non fatuo sentimentalismo, vuota astrazione, ma capacità di cogliere l’attimo,  l’intima anima del fatto.

 

E così per la morte, per quell’istante del passaggio,  da cogliere con un atto di volontà di potenza,  con la dignità del momento,  portandosi con sé tutte le cose care della vita,  ma senza rimpianti e nostalgie,  con la forza del guerriero per la sua ultima battaglia.

La seconda morte.

 

Scherzando mia madre diceva che per la compagnia doveva essere certo più divertente l’inferno che il paradiso.

Ora, tralasciando una visione cristiana dell’aldilà con la sua concezione  del bene e del male,  del premio e del castigo secondo le regole della sua morale,   da sempre mi sono posto il problema  di come un essere “povero di spirito” per usare la terminologia del Galileo,  di un “uomo del ventre”,  di un imbelle (nel senso etimologico del termine) possa dopo la morte essere equiparato, messo sullo stesso piano astrale di ha avuto un ben diverso senso di vita   la lealtà anteposta all’inganno,  il coraggio alla viltà,  lo spirito alla materia.

Di chi,  pur senza arrivare a gradi superiori di iniziazione,  ha interagito nel corso della sua vita non solo con la realta fisica, ma anche con quella metafisica!

Realtà metafisica,  sia ben chiaro,  non influenze ed influssi exoterici,  patos dettato da forze telluriche.  Certamente, fortunatamente,  certe leggi innaturali di uguaglianza non hanno e non possono aver valore in altre dimensioni.

 

L’augurio che Vi faccio,  che mi faccio,  è quello di saper morire.

 

Forse non sarà possibile una “bella morte” in battaglia,  ma Vi auguro,  mi auguro,  di saper morire con dignità…e già quando nell’occhio divamperanno guizzi d’agonia,  di scorgere nella luce del tramonto la vetta più alta,  di fiutare nell’aria la brezza delle cime,  dell’estrema altitudine.

 

E come i maschi degli stambecchi, che liberi hanno vissuto, prima di morire…girare la testa,  lo sguardo verso Oriente.


 
           
 

 

 

 

Par Le Baron
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Samedi 3 mai 2008 6 03 /05 /Mai /2008 16:43

 Lupo solitario

 

 

Accade che una sera Lei ti chieda a bruciapelo: “cosa cerchi in una donna?” Poi scappa perchè è in ritardo, come al solito, e ti lascia con la risposta appesa sul cielo di Genova.

Forse era solo un gioco per lei, forse aveva paura della risposta, forse.....

Per un vecchio ladro come me, ladro d’istanti ed emozioni, quella domanda a cui lei non ha voluto una risposta  gira nella mente da giorni...

 

Libertino/romantico amo descrivermi, forse per stupire, inquetare, scandalizzare come amo sempre fare ...come quando mi definisco un anarchico di destra, per dare un’etichetta al mio essere politicamente non corretto.

Come detto amo le donne...ho avuto belle donne, perchè la mia maledizione d’esteta mi porta talvolta a vivere solo certi periodi piuttosto che con una donna non bella...e non mi si venga a dire che è superficialità: meglio un buon bicchiere d’acqua che uno di vino scadente.

La mia sensibilità mi porta anche nelle avventure sessuali estemporanee a voler vivere l’attimo successivo come qualcosa di unico, illusione di un rapporto solo fisico.

Par Le Baron
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Vendredi 2 mai 2008 5 02 /05 /Mai /2008 16:44

Aspetto estetico, involucro, ed immagine, realtà o realtà cagionata per dirla con Kierkegaard, vero o ideale il mio “sartori femineo.” (con una sola emme!!)

 Da sempre ho saputo come era la donna che volevo:un prototipo estetico ( estetico nel senso pagano, ellenico, del termine), e quelle passate nella mia vita stanno a dimostrarlo... capelli lunghi, viso nordico, gambe lunghe, seni piccoli, labbra invitanti, mani fini, caviglie strette, culo da portare in giro con orgoglio così come una brava massaia può andar orgogliosa dei proprii piatti.

E poi: la bellezza di Venere, la grave saggezza di Minerva,l’inelastico passo di Diana...questo ciò che cerco in LEI. Cioè l’essere spudorata e nel contempo saggia, e poi gaia e libera... Venus Vulgivaga e Libitina, in quanto signora di seduzione e piaceri, ma anche Verticordia per come sa parlare al cuore e Mulcia per le tenere carezze di altri momenti.

Più vicino a Réstif de la Bretonne che a Donatien-François de Sade, preferisco un libertinaggio che non abbia niente di crudele per la femme, ma una complicità nelle fantasie erotiche più spregiudicate ed oscene (estetica dell’osceno) con ricerca del piacere, curiosità a compartire momenti ed emozioni.

Per molto tempo-troppo- mi sono sentito “homme à femme”, uomo oggetto, piacevole compagnia per un sabato pomeriggio fatto di the e passeggiate e parole, o di momenti di spregiudicati giochi...poi il ritorno di un marito, di un fidanzato, ha rappresentato la solitudine, il gelo nel cuore... il voler dare calore a chi ha preso solamente il calore superficiale di un gioco e mi ha abbandonato nel momento in cui avrei desiderato la sua mano nei capelli ed un attimo di tenerezza, cullarla nelle mie braccia o addomentarmi accanto a lei.

Una maledizione da poeta maledetto? Il non riuscire a far uscire da me certe necessità, il pudore di confessare d’aver bisogno di tenerezze? O egoismo e superficialità da parte sua? Paura che il gioco con il compagno di merende si faccia troppo serio?

In questa solitudine di amante non amato, di libertino castrato negli affetti ed impossibilitato a realizzarsi in un rapporto completo con una donna che non lo consideri solo un piacevole diversivo, da prendere in piccole dosi e da usare con moderazione per far passare la noia,qui  sta la risposta a quella domanda...

Un uomo incompleto che non ha trovato una donna con cui vivere un rapporto integrale..che pur nulla rinnegando del suo stile di vita trasgressivo ha anche bisogno d’altro...che forse  ha paura d’illudersi  ancora,che  forse ha paura di una risposta negativa e continua a giocare, per poi rientrare solo “chez lui” con una voglia immensa di dare e ricevere calore....il lupo è solo.

 

Par Le Baron
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Vendredi 2 mai 2008 5 02 /05 /Mai /2008 00:00

La memoria va all’antica Tartesso, la dolce città che sorgeva millenni fa sulla foce del Guadalquivir. Secondo il poema geografico di Avieno (un gallico del I secolo d.C.), i tartessi avevano leggi datanti da seimila anni; erano pacifici e spregiavano il valore militare. Il loro re, enormemente ricco, era chiamato non a caso Argantonios, l’uomo dell’argento, del denaro. Vivevano una vita soave tra raffinatezze decadenti, si concedevano comodità insuperabili nel mondo antico.

«A ciò si aggiunga», scrive Ortega y Gasset, «che gli abitanti costituivano un popolo di vecchi, sintomo tipico delle civiltà in cui non c’è più nulla da fare» . I cartaginesi conquistarono facilmente Tartesso e la distrussero totalmente, nel VI secolo a.C. 
Noi siamo la Tartesso di questo ciclo?

 

A volte può fare male dire la verità. In un mondo costruito sull’ipocrisia e una falsa libertà di pensiero, sostenere verità scomode o imposte dopo il 1945. Da una parte i censori, gli inquisitori, gli sbirri del pensiero politicamente corretto, i giudici e tutti i politici, di destra, centro e sinistra, camerieri agli ordini del maggiordomo capo Bush. Dall’altra la massa  che per pigrizia intellettuale, convenienza, paura non vuole approfondire, studiare, ricercare la verità. Ed ecco alzarsi pire per bruciare gli eretici che osano mettere in dubbio il “mito”. Anche davanti a prove scientifiche e tecniche si deve tacere e condannare chi propugna la ricerca storica, la revisione .
Ma non era forse ciò che vissero in secoli passati chi sosteneva che la terra girava intorno al sole? Gli inquisitori di ieri non sono forse gli stessi di oggi, che sostengono la menzogna al solo scopo di compiacere i loro padroni dai nasi adunchi?

 

Intanto i beoti ridono e danzano come “gli ultimi uomini” di Zarathustra , e non si avvedono che la moderna Tartesso sta per cadere.

Par Le Baron
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Jeudi 1 mai 2008 4 01 /05 /Mai /2008 23:49

C’è chi è rimasto lo stesso….

C’è invece chi oggi pensa alla sua tranquilla esistenza borghese, fatta di bricolage casalingo, sabati con la moglie al supermercato, ad a scrivere con cura tutte le sue spese sul suo quadernetto da “uomo del banco dei pegni”. Chi sfoga la sua ribellione andando allo stadio e credendosi vittima del sistema, quando ne è una colonna portante. Che piange per un Papa polacco, dimenticandosi d’avere una volta abiurato l’inganno del Galileo. Che ha fatto suo il detto di Karl Marx: “il problema ebraico non esisterà più quando tutti si comporteranno da ebrei”. Chi piange di continuo di dover pagare le tasse come un giudeo al muro del pianto. E vivendo (vegetando?) fiero delle proprie conquiste (casa, auto, lamentele sulle moschee, sui cani che pisciano nelle aiuole, sui negri solo perché sono negri) vive tranquillo fregandosene dei crimini dell’Impero e piangendo i soldati e gli sbirri morti agli ordini della Nato, magari perché avevano una croce celtica al collo, ma erano circoncisi nella testa e nello spirito.

A te, amico invecchiato e rinnegato, il saluto di “ una vecchia canaglia” che continua ad avere vent’anni….ed uno scritto di Evola che spero ti faccia pensare e star male.

 

Peraltro, l’accennata inconsistenza non riguarda quei problemi in senso superiore, che non si presentano ad ogni momento della vita. Essa è caratteristica fin nelle piccole cose della esistenza ordinaria. Si tratta, ad esempio, della incapacità di mantenere un impegno, la parola data, la direzione presa, un dato proposito (scrivere, telefonare, rispondere, occuparsi di una certa cosa). Rispetto a tutto ciò che lega, che implica qualcosa di impegnativo di fronte a se stessi, il tipo in questione è insofferente. Cioè: dice, ma non fa, o fa un’altra cosa, sfugge – e il comportarsi così gli sembra naturale, ineccepibile. Si meraviglia perfino, quando qualcuno da ciò si sente urtato e glielo rinfacci.

La generalità di una tale attitudine è preoccupante. Nei tempi ultimi essa ha fatto presa in strati sociali, nei quali fino ad ieri predominava una linea abbastanza diversa: come fra l’aristocrazia e l’artigianato. Lo sfuggire, il promettere senza mantenere, la non puntualità, l’evasione anche in cose piccole e stupide, si riscontrano anche qui, frequentissime. E vale notare un punto importante: non è che si sia così deliberatamente, ad esempio, per seguire senza scrupoli il proprio tornaconto. No, si è così in via spontanea, talvolta perfino a proprio danno, per un vero cedimento interiore. È per tal via che molti che ieri ci si illudeva di conoscere a fondo, e che ci erano amici, oggi non si riconoscono quasi più. È, si potrebbe dire, un fatto “esistenziale” più forte di loro, tanto che spesso essi non se ne rendono nemmeno conto.

Il fenomeno potrebbe esser seguito anche nelle sue ripercussioni in sede di struttura psichica. L’uomo della “razza sfuggente” accusa infatti una vera e propria alterazione psicologica. Nel riguardo, potrebbero essere utilizzate le considerazioni fatte dal Weininger circa il nesso esistente fra eticità, logica e memoria. In un tipo normale, le tre cose sono unite insieme, perché il carattere esprime quella stessa coerenza interna, che si manifesta altresì nel rigore logico e in quella unità di vita, che permette di ricordarsi, di mantenersi in una mèmore, cosciente connessione col proprio passato. Secondo il Weininger, proprio questa unità delle facoltà caratterizza la psicologia maschile di fronte a quella femminile, la quale di massima è invece fluida, poco logica, incoordinata, fatta di impulsi più che di rigore logico ed etico.

Ebbene a tale riguardo “l’uomo della razza sfuggente” appare più donna che uomo. Ulteriori suoi tratti caratteristici psicologici, che fanno da controparte all’accennata “anestesia morale”, sono la menomazione della memoria, la facilità di dimenticarsi, la difficoltà di concentrarsi, spesso perfino di seguire un ragionamento serrato e stringente, la distrazione,il pensare a balzi. Sono visibilmente, gli effetti di una parziale disgregazione che, dal piano dei principii e del carattere, son passati a ripercuotersi perfino in quello delle facoltà in se stesse.

 

Par Le Baron
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pensieri di un lupo solitario

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  • : Gentleman, raffinato,aristocratico, politicamente incorretto, esteta, epicureo, pagano, ironico, eretico,libertino e romantico. In un mondo di perbenisti e moralisti, io vecchia canaglia sorrido dei vostri ideali giacobini, cristiani ed egualitari.
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